Realtà ahahah

Far comprendere che la vita è una barzelletta cosmica,non sarà facile ma ci proverò
Grande povertà è quando l'uomo ha bisogno di tante cose: perché così egli dimostra di essere povero di cose del Grande Spirito.
Tuiavii capo polinesiano
Partirono alla ricerca della Verità. Trovarono chi li stava sognando.
Alejandro Jodorowsky
Nessuno va chiamato nemico; tutti sono tuoi benefattori, e nessuno ti fa
del male.
Non hai nemici, eccetto te stesso.
Francesco d’Assisi

I GOVERNI NON VOGLIONO UNA POPOLAZIONE IN GRADO DI PENSIERO CRITICO VOGLIONO LAVORATORI OBBEDIENT

I GOVERNI NON VOGLIONO  UNA POPOLAZIONE IN GRADO DI PENSIERO CRITICO  VOGLIONO LAVORATORI OBBEDIENT
I GOVERNI NON VOGLIONO
UNA POPOLAZIONE IN GRADO
DI PENSIERO CRITICO

VOGLIONO LAVORATORI OBBEDIENTI
PERSONE INTELLIGENTI QUANTO BASTA
PER FAR FUNZIONARE LE MACCHINE
E STUPIDI ABBASTANZA PER
ACCETTARE PASSIVAMENTE LA LORO SITUAZIONE

sabato 3 gennaio 2015

Perché le tasse non sono dovute

Le tasse non sono dovute. Non si tratta di una provocazione: solo semplice constatazione di una verità sconcertante.
Anche persone di cultura superiore che hanno piena consapevolezza dei poteri dominanti dietro le illusioni democratiche, hanno difficoltà ad accettare una verità troppo destabilizzante per poter essere assimilata senza comprensibili resistenze.  Le tasse non sono dovute perché la moneta attualmente in uso sull’intero pianeta è una fiat money. Per fiat money si intende una moneta a corso forzoso, non garantita da riserva aurea, creata per convenzione, dal nulla, all’istante (fiat …) per misurare, contabilizzare e manifestare in un simbolo (cartaceo, di plastica, elettronico …) il valore di beni e servizi. Non essendo la sua emissione limitata da una determinata quantità d’oro preesistente depositata a copertura, di tale moneta non ci può essere carenza. Può essere emessa, digitando dei numeri su un computer o con il solo uso di carta e penna, dall’istituzione che rappresenta la comunità dei cittadini che la creano per convenzione: lo Stato, la regione o il Comune.                                Domanda: non essendo coperta da riserva aurea (diversamente da quella creditizia, emessa come ricevuta rappresentativa di oro o altra merce depositata a garanzia, non più in uso), cosa dà valore alla moneta?                                                                                                                             Il valore le viene dato d’autorità dallo Stato che la dichiara valuta ufficiale del Paese e la accetta in pagamento didebiti e tasse: estingue ogni debito. Si può rifiutare un assegno, ma non un pagamento effettuato con la moneta legale del Paese. Si tratta di una fattispecie giuridica. Siamo nell’ambito del Diritto, non dell’economia. Tutto ciò porta ad una prima considerazione: se il valore monetario viene dato d’autorità dallo Stato e garantito dalla certezza del Diritto, non si vede come possa venir emesso da altri. Ricordo, semmai ce ne fosse bisogno, che nell’attualità, la moneta viene creata dal nulla dai banchieri privati nell’atto di prestarla e da essi stessi gestita, da proprietari, in regime di monopolio. Queste sono alcune frasi inequivocabili apparse in una pubblicazione ufficiale (Quarterly Bulletin) della Banca Centrale del Regno Unito (Bank of England)  nel Marzo 2014, da leggere attentamente per fugare ogni dubbio:
“Quando una banca fa un prestito ad uno dei suoi clienti, semplicemente accredita sul conto corrente del cliente un saldo attivo maggiore. In quel preciso istante viene creato nuovo denaro.
 Le riserve della Banca d’Inghilterra sono solo una registrazione elettronica dell’ammontare dovuto dalla banca centrale ad ogni singola banca.
 Le banche commerciali creano denaro, sottoforma di depositi in conto, facendo nuovi prestiti. Quando la banca fa un prestito, per esempio a qualcuno che prende un mutuo per acquistarsi una casa, generalmente non lo fa consegnando migliaia di sterline in banconote. In realtà, gli accredita nel conto corrente un deposito uguale all’ammontare del mutuo. In quel momento viene creato nuovo denaro. Per questo motivo taluni economisti hanno fatto riferimento ai depositi bancari come “denaro sorto dalla penna”, creato da un tratto di penna del banchiere quando concede prestiti.”
 Questa è solo l’ultima di una lunga serie di simili dichiarazioni pubbliche rese negli ultimi cento anni davanti alla “Commissione della Camera dei Rappresentanti del Sistema Bancario e della Valuta” degli Stati Uniti da numerosi Governatori della Federal Reserve System, e da numerose pubblicazioni ufficiali dello stesso Sistema Bancario. La Federal Reserve è la Banca Centrale americana, di proprietà delle grandi dinastie di Usurai internazionali: Rothschild, Rockefeller, Warburg, Morgan, Lehman, Lazard, Goldman, Schiff, Kuhn, Loeb, Sachs, Kahn, nonché  una misteriosa Israel Seif Moses Bank of Italy della quale niente è dato sapere, e altre possibilmente entrate nei cento anni trascorsi dalla sua fondazione nel 1913.                                                        Per andare subito al cuore del Sistema, riporto un’altra clamorosa dichiarazione (rintracciabile in Internet) del Luglio 2009 di Ben Bernanke, l’allora Governatore in carica della Fed. Il giornalista di “60 Minutes” della Cbs  gli chiede, a proposito delle migliaia di miliardi di dollari che la Banca Centrale americana stava dando in prestito alle banche commerciali per tentare di arginare la crisi salvando loro piuttosto che la popolazione:
“È denaro proveniente dalle tasse quello che la Federal Reserve sta spendendo?”
“Non è denaro proveniente dalle tasse …” risponde Bernanke nell’intervista, “le banche hanno un conto corrente presso la Fed, proprio come Lei ha un conto presso una banca commerciale, così per prestare ad una banca noi usiamo il computer per determinare l’importo del credito … è molto più simile allo stampare denaro piuttosto che prestarlo …”.
“Voi state stampando denaro?”, interviene l’intervistatore.
“Sì, in effetti, ed abbiamo bisogno di farlo perché la nostra economia …” etc. etc.
 Questo libro potrebbe terminare qui.                                                                                                Mentre i politicanti nostrani (o i greci, gli spagnoli, i portoghesi …) continuano ad aumentare il prelievo fiscale e a ripeterci che non ci sono soldiper salvare noi dalla miseria e le nostre aziende dalla chiusura, evocando austerity, Patto di stabilità e Spending review,sentiamo il Governatore della Banca Centrale più importante al mondo dire, riferendosi a denaro  prestato a banche da salvare, che:  “Non è denaro proveniente dalle tasse…”.
 E da dove proviene, di grazia, questo denaro? Viene forse chiesto, come si usa da noi, in prestito ai mercati? Certamente no, perché alla successiva domanda, “Voi state stampando denaro?”, il Governatore risponde:   “Sì, in effetti ….”
 Apprendiamo quindi dalle massime autorità in materia monetaria, Bank of England e Federal Reserve, che si può creare  denaro all’istante, usando il computer, prestandolo per salvare altre banche o per acquistare una casa, senza chiederloai mercati e senza dover tassare chicchessia.  Il banchiere privato batte moneta senza averne titolo, mentre lo Stato, che a quella moneta dà valore d’autorità, preferisce chiederla in prestito ai mercati o prelevarla dalle nostre tasche.
Chi è il vero sovrano tra Stato e banchiere? Ha senso tutto ciò?
Certo. Ha uno scopo ben preciso, quantunque pubblicamente inconfessabile: permettere, con la complicità dell’intera classe politica, maggioranza e opposizione, il dominio dei grandi Usurai sulle popolazioni. Creando con le tasse un debito (fittizio, come già fanno intuire le dichiarazioni appena lette e come dimostreremo) estinguibile unicamente con la valuta ufficiale, i politicanti conseguono il loro obiettivo: quello di obbligare i cittadini a procurarsi tale moneta lavorando o prendendola in prestito dal banchiere emittente, loro complice.  In assenza di tasse, non saremmo obbligati a correr dietro alla moneta imposta come valuta ufficiale. La conclusione, ovvia ma non dichiarata, è che la vera funzione tecnica delle tasse è quella di dare validità alla moneta privata. Questa è una prima verità, peraltro nota agli addetti ai lavori e già anticipataci da uno dei maggiori filosofi tedeschi oltre duecento anni or sono nella sua opera più importante:
“Lo Stato preleva le sue imposte in denaro per assicurare validità alla moneta territoriale.”      Johann G. Fichte, “Lo Stato commerciale chiuso”, anno 1800
I politicanti, dopo averci obbligato a procurarcela e versarla, con una infinità di balzelli, allo Stato che ne “riconosce” il valore accettandola, la restituiscono con gli interessi al banchiere. In questo modo i grandi Usurai internazionali che controllano il Sistema Bancario, vivono di rendita, da parassiti, del nostro lavoro. Accumulando immense fortune personali e gestendo la moneta e l’informazione in regime di monopolio, controllano le popolazioni mondiali attraverso governi, eserciti e multinazionali.                                                                            Per loro esclusivo vantaggio o in favore di poteri ancora superiori?                                                                                 I punti di vista sono molteplici e dare una risposta certa è alquanto difficile.                  Quel che è certo è che la moneta, che pure ci appartiene, viene usato come strumento di controllo su di noi, e che la reale funzione delle tasse è quella di impoverirci per limitare la nostra libertà: confinarci dentro un recinto per controllarci nel corpo e nella mente.                        Se quindi non è più una ricevuta di un valore depositato (oro, nel Gold Standard), che cos’è oggi la moneta?                                                                                                                                                    La moneta convenzionale attualmente in uso è un semplice documento contabile per redigere il quale bastano carta e penna (come confermato dalla Bank of England) o digitare degli input in un computer (lo dice Ben Bernanke).
Serve a misurare, contabilizzare, monetizzare (manifestare in un simbolo monetario) il valore di beni reali e servizi; a tenere  aggiornata in tempo reale la contabilità tra chi deve dare e chi deve avere all’interno della comunità. Debiti e crediti tra i partecipanti agli scambi di beni e servizi si compensano all’interno della comunità grazie all’intermediazione di tale documento contabile (altrimenti chiamato denaro) che unicamente lo Stato che gli dà valore può emettere, a costo zero, in nostra rappresentanza. Senza alcuna necessità di chiedere fantomatici prestiti a banchieri privati o ai mercati.
“Pensa all’economia di mercato come ad un giuoco di mettere e prendere. Ciascun partecipante prende beni e servizi dal mercato, e ognuno mette beni e servizi. La moneta, in realtà, è solo un modo di tenere i conti. Quando tu prendi qualcosa dal mercato (comprando), offri denaro in pagamento. Quando metti qualcosa dentro il mercato (vendendo), ricevi del denaro come pagamento. Stando così le cose, coloro che mettono più valore dentro l’economia (vendendo) ricevono, nel tempo, più denaro.   Il denaro, quindi, è un sistema contabile.”    Thomas Greco
 Ciascuno di noi può mettere e prendere nella comunità ciò che produce, che sia un bene reale o un servizio. Con il baratto dei beni lo scambio si concludeva contestualmente, perché ognuno riceveva un bene reale. Ma, essendo ben noti i limiti del baratto, si è dovuto ricorrere all’intermediazione di un sistema contabile che permette di tenere aperto lo scambio e concluderlo in un momento successivo. Io immetto nel mercato una bottiglia di vino (vendendo), e prendo in cambio, invece di un bene reale, un documento contabile che dice: Paolo ha ceduto una merce alla comunità senza aver preso niente in cambio. Vanta un credito che può riscuotere tra una settimana, un mese o un anno, alla presentazione di tale attestato del credito. Il baratto si può  considerare concluso quando tutti avranno in mano dei beni reali, non un biglietto di carta.  Questa è la reale funzione della moneta. È un documento di intermediazione contabile, il riconoscimento di un debito/credito, che permette di spostare nel tempo la conclusione dello scambio.
“ … il denaro è una forma di debito/credito … il denaro non è altro che un debito della comunità verso il detentore, pagabile nella forma di beni autentici secondo la sua scelta …”   James Barnes, 1944
 Il valore nominale impresso sulla cartamoneta esprime la misura del potere d’acquisto incorporato, trasformando il denaro in un contenitore di valore utilizzabile in qualsiasi momento per prendere dal mercato, dopo avervi immesso il frutto del proprio lavoro, il frutto del lavoro altrui.
“Ciò di cui abbiamo bisogno … è un “contenitore” che dia ai conti sia il tempo che l’opportunità di andare in pareggio. Tutto ciò richiede una volontà di aspettare e una volontà di avere fiducia. In poche parole, i membri di una comunità commerciale devono avere la volontà di farsi “credito” l’un l’altro.”
                                                           Thomas Greco
La moneta si basa sulla fiducia e sul credito reciproco che i membri della comunità si fanno l’un l’altro, momentaneamente accettando, in cambio di beni reali e servizi, un biglietto di carta. La fiducia e il credito reciproco permettono la compensazione di debiti e crediti in un tempo dilatato, al contrario di ciò che avviene, all’istante, col baratto di beni. A tal scopo ci mettiamo d’accordo di accettare come mezzo di scambio universalmente riconosciuto un determinato simbolo cartaceo.  Dal momento che il valore monetario trova origine all’interno della comunità che lo crea per convenzione, solo lo Stato può emettere denaro in nostra rappresentanza. In realtà avviene che, invece di una moneta pubblica (di proprietà popolare) ad uso privato, prodotta a costo zero, venga emessa una moneta privata ad uso pubblico, garantita dallo Stato (noi) ma di proprietà dei banchieri privati, ceduta in prestito ad interesse alla popolazione. La suddetta prassi origina un Debito Pubblico inestinguibile, per far fronte al quale viene imposto al contribuente un crescente prelievo fiscale. Questa truffa, scientemente perpetrata ai nostri danni dalla complicità tra banchieri privati e classe politica governante, è all’origine della miseria e della sofferenza oggi dilaganti.
Lo Stato deve battere moneta: Biglietti di Stato di proprietà del popolo (non note del banco emesse dal nulla, senza averne titolo, dalla banca privata), stampati a costo zero d’autorità(garantiti dalla certezza del Diritto) per retribuire tutti coloro che eseguono un lavoro a beneficio della comunità, e coprire ogni costo della sua ordinaria amministrazione. Se ogni costo viene coperto con fiat money creata all’istante a tal scopo, per quale motivo dovrebbe la classe politica pretendere denaro dai propri cittadini? Dove va a finire il denaro illegittimamente prelevato, se ogni spesa è già coperta?
Le tasse sono un inganno, un furto legalizzato furbescamente realizzato ai danni di popolazioni ingenue, appositamente tenute ignoranti in materia monetaria. Quantunque reso legale, sempre di furto si tratta.
Questi sono i concetti base di cui leggerete nelle pagine del libroPerché le tasse non sono dovute, e che, mi auguro, al termine della lettura, possano esservi molto più familiari di quanto possano sembravi ora.                                                                                                                             I tempi sono ormai maturi perché la verità delle tasse non dovute emerga, e alcuni importanti messaggi arrivati ultimamente dai Poteri forti che governano il mondo fanno presagire cambiamenti più o meno imminenti (i loro tempi sono molto più dilatati dei nostri …) nell’organizzazione sociale. Creare una coscienza della grande truffa dell’emissione monetaria da parte di banchieri privati che non hanno nessun titolo per emettere moneta, è il primo passo verso una presa di posizione consapevole e coraggiosa per opporci con i fatti ad una frode ormai palese. Tanti i milioni di vite umane sacrificate e troppa sofferenza da troppi anni: è ora di fermare questa barbarie.
Un sano impulso di umana dignità: ecco ciò che ci vuole per opporsi, in piedi e a viso aperto, a quei Poteri, ormai facilmente identificabili, che, con la complicità delle classi politiche, esercitano il loro dominio sulle popolazioni mondiali attraverso lo strumento monetario e il prelievo fiscale.



giovedì 5 giugno 2014

Ranit Maharaj

Non c’è nulla cui rinunciare, poiché nulla è reale. Allora nulla ti può toccare. Lascia le
cose là dove stanno ma non toccarle! Non appena le tocchi, ecco apparire
l’attaccamento. Considera il corpo come il tuo vicino di casa e non come te stesso. Tu
sei il potere che non ha limiti. Il corpo esiste solo grazie al potere e questo potere
non ha bisogno delle stampelle della mente. Perché piangere per il corpo? Il potere
dell’elettricità si preoccupa forse se una lampadina brucia?


giovedì 10 aprile 2014

LE PENOSA ARRAMPICATA SUGLI SPECCHI DI REPUBBLICA DELLA SERA PER SPIEGARE IL CASO UNGHERIA

Fonte http://debernardi.wordpress.com/
Monday 7 april 2014 di Gianni Fraschetti
Il caso Ungheria e i media italiani
I TG italiani non sanno più come fare a presentare le elezioni ungheresi. Come dire che c’è un paese in Europa che le riforme le ha fatte sul serio ma il governo che le ha fatte è di destra nazionalista e identitaria? E Van Rompuy e Shultz e Barroso e Draghi non fanno nulla?
- Dopo la marcia trionfale della Le Pen in Francia, ci mancava solo questa. ed è pure peggio perchè qui governano e si vede quello che hanno fatto. Sono fatti, non chiacchiere come da noi. Annunci. Lì hanno fatto e i nostri TG non sanno più come presentare le elezioni ungheresi. Come fare per dire agli italiani che c’e’ un paese governato da un giovane leader che non è l’Italia del magliaro fiorentino? Come si può confessare che in quel paese non c’è l’Euro, la banca centrale è tornata di proprietà dello stato, la tassazione colpisce pesantemente banche e industrie energetiche, le bollette del gas, della luce e del telefono invece di salire scendono e i servizi funzionano. Non si può certo dire che altrove, laggiù, chi governa mantiene le promesse e si appresta ora a nazionalizzare le aziende di pubblica utilità. Insomma non si può dichiarare che esiste un posto dove il populismo va oltre le parole e diventa realtà, e non è una brutta realtà, e dove il 70% degli elettori vota destra nazionalista o addirittura estrema destra paramilitare. Anche Grillo si dissocia da Orban dopo averlo fatto con la Le Pen, eh, ci mancherebbe, a lui piace molto fare opposizione a parole ed è disturbato da chi fa i fatti. E la sinistra unita in quel paese cosa fa, vi chiederete. Prende un bel 25% e va a letto senza cena. Pateticamente minoritaria. Ecco cosa fa. Va in castigo, a imparare a non prendere per il culo il popolo . Come si può a raccontare tutto questo, si chiedono diperati nelle redazioni? Con acrobazie da veri virtuosi, con contorsionismi da non perdere. Ogni TG diventa una comica. Che belle giornate !
Coraggio gente che arriva maggio !

martedì 7 gennaio 2014

LA CHIAMANO DEMOCRAZIA


di Paolo Cardenà-
Volete destituire governi o regimi? Basta mandargli lo spread a 600 punti. Oppure accusarli di usare il Sarin. Poi poco importa se lo si sia usato davvero o chi lo abbia usato. Basta che si dica che sia stato usato e il gioco è fatto. Lo spread, invece, al contrario del Sarin, non essendo un organofosfato, è più pulito, non inquina, non è tossico e soprattutto non produce vittime o stermini di massa, almeno nell'immediato. Prendete un governo di uno stato indebitato,
bombardatelo con lo spread, e avrete ottenuto lo stesso risultato. Lo spread è per veri professionisti ed è  "Politically Correct" . Il Sarin è per criminali o presunti tali. Ma il risultato non cambia. Però il Sarin ha qualcosa in più. Ossia offre anche il casus belli, sbandierato da chi vorrebbe imporre la pace, sotto mentite spoglie.

Ed è ' così che loro pensano di esportare la democrazia. E lo fanno a suon di cannonate e di missili Tomahawk, da qualche milione di dollari, lanciati da qualche incrociatore. Vorrebbero imporre la pace facendo la guerra. La cosa aberrante è che lo fanno anche arrogandosi il diritto di pensare che le morti da loro indotte, possano essere meno cruente di quelle dei regimi o dei governi che intendono combattere. Come se fossero più nobili. La morte è sempre morte. Sia che derivi quale conseguenza dell'oppressione di un popolo per mano del suo dittatore, sia che derivi da un missile lanciato da un sottomarino. Le guerre non si fanno per imporre la pace o la democrazia, ma perché si ha un interesse, sia esso economico che strategico o politico. La storia ce lo insegna.

 La democrazia non ha gli stessi connotati per tutti i popoli del mondo, e soprattutto presuppone dinamiche ed equilibri complessi, che variano in ragione ad imponderabili aspetti, circostanze, culture e storie. Ogni popolo ha il diritto (oltre che il dovere) di disegnarsi il perimetro entro il quale esercitare la propria democrazia, dotandola degli elementi più consoni al proprio status, nei modi ritenuti più opportuni e in ragione alle rispettive culture, alle proprie storie e aspirazioni.

 La democrazia non è standardizzabile. La democrazia non è qualcosa di perfetto. Men che meno esportabile. La democrazia né si compra, né si vende. La democrazia la si conquista e basta: in un percorso perpetuo che non conosce mai fine. Perché la democrazia è sempre perfezionabile. Guardate in giro per il modo, in quei paesi teatro di eventi bellici apparentemente finalizzati ad esportare democrazia e pace. Osservate l'Iraq, l' Afghanistan, la Libia, solo per citare alcuni esempi. Sono tutti paesi che hanno subito pesanti attacchi militari, in nome della democrazia imposta e della pace indotta. Hanno subito cambi di regimi o di governi. Hanno patito morte, distruzione e disperazione. Eppure, ancora oggi, dopo molti anni, tutto sembrano, tranne che democratizzati o pacificati. Ogni popolo ha il diritto di trovare e percorre la propria strada, il proprio destino. E di poterlo fare liberamente, lontano dai precetti imposti da qualsiasi mano apparentemente celeste, come se fosse l'unica depositaria di bene e verità assoluta.

giovedì 12 dicembre 2013

Perché l’occidente ama Mandela e odia Mugabe

fonte aurorasito.wordpress.com
robert_mugabe_birthday_2In morte di Nelson Mandela, osanna continuano ad essere cantati verso l’ex leader dell’ANC e presidente sudafricano sia da sinistra, per il suo ruolo nel porre fine al razzismo istituzionale dell’apartheid, che da destra, apparentemente per la stessa ragione. Ma l’abbraccio della destra di Mandela eroe antirazzista non sembra genuino. C’è un’altra ragione del perché media dell’establishment e politici tradizionali sono pazzi di Mandela come la sinistra?
Secondo Doug Saunders, giornalista del quotidiano canadese sfacciatamente pro-aziendalista, The Globe and Mail, c’è. In un articolo del 6 dicembre, “Dal rivoluzionario al manager: la lezione del cambiamento di Mandela“, Saunders scrive che il “grande risultato” di Mandela fu proteggere l’economia sudafricana, quale sfera dello sfruttamento da parte della minoranza bianca possidente e delle élite aziendale e finanziarie occidentali, dalle necessità di una giustizia economica tra le file del movimento da lui guidato. Saunders non la mette in questi termini, piuttosto, nasconde gli interessi settoriali dei detentori di titoli, proprietari terrieri ed investitori stranieri che sono dietro l’abbraccio di Mandela dei “sani” principi della gestione economica, ma il significato è lo stesso. Saunders cita Alec Russell, autore del Financial Times che spiega che sotto Mandela, l’ANC “si è rivelato un amministratore affidabile della più grande economia dell’Africa sub-sahariana, abbracciando politiche fiscali e monetarie ortodosse...” Cioè, Mandela ha fatto in modo che il flusso dei profitti dalle miniere e dall’agricoltura sudafricane alle casse degli investitori stranieri e delle élite aziendali bianche non venisse interrotto con l’attuazione del programma di giustizia economica dell’ANC, con le sue richieste di nazionalizzazione delle miniere e di redistribuzione della terra.
Invece, Mandela respinse le richieste di giustizia economica come “cultura dei diritti”, di cui i sudafricani dovevano liberarsi. Riuscendo a persuaderli nel farlo, significò che la digestione pacifica dei profitti dei potenti poté continuare senza interruzioni. Ma non è il tradimento di Mandela del programma economico dell’ANC che secondo Saunders merita l’ammirazione della destra, anche se ne è certamente grata. Il genio di Mandela, secondo Saunders, fu che lo fece “senza alienarsi i seguaci radicali o scatenando una pericolosa lotta tra fazioni nel suo movimento“. Così, secondo Saunder, Mandela era un tipo speciale di leader: uno che poteva usare i suoi enormi prestigio e carisma per indurre i seguaci a sacrificare i propri interessi per il bene delle élite che si  arricchiscono con il loro sudore, arrivando ad accettare il ripudio del proprio programma economico. “Ecco la lezione fondamentale di Mandela ai politici moderni“, scrive Saunders. “Il leader dai principi di successo è colui che tradisce i membri del suo partito per i maggiori interessi della nazione. Quando si deve decidere tra il movimento e il bene più grande, il partito non dovrebbe mai venire prima.” Per Saunders e la maggior parte degli altri giornalisti mainstream, “i maggiori interessi della nazione” sono i grandi interessi di banche, proprietari terrieri, obbligazionisti ed azionisti. Questa è l’idea espressa nel vecchio adagio “Ciò che è buono per GM, è buono per l’America.” Da quando i media tradizionali sono grandi aziende, intrecciate con altre grandi aziende, e dipendono ancora da altre grandi società pubblicitarie, l’apposizione del segno uguale tra interessi aziendali e l’interesse nazionale viene del tutto naturale. Saremmo scioccati dallo scoprire che un giornale a grande diffusione e proprietà di ambientalisti (se una cosa del genere esistesse) si opponesse al fracking? (I giornalisti potranno gioirne, “dico quello che mi piace.” Ma, come Michael Parenti una volta sottolineò, i giornalisti dicono quello che vogliono perché ai loro padroni piace quello che dicono.)
Com’era prevedibile, Saunders conclude il suo elogio del tradimento anti-partito di Mandela, l’eroe ‘buono’ della liberazione, con un riferimento al ‘cattivo’ eroe della liberazione sudafricana, Robert Mugabe. “Basta solo guardare a nord, nello Zimbabwe, per vedere cosa accade di solito quando i rivoluzionari” non riescono a seguire il percorso economico conservatore di Mandela, scrive Saunders. A un certo punto, la predilezione di Mugabe per la politica fiscale e monetaria ortodossa era forte quanto quella di Mandela. Eppure, dopo quasi un decennio e mezzo di demonizzazione sui media occidentali di Mugabe come delinquente autocratico, è difficile ricordare che anche lui, una volta faceva brindisi con i capitali occidentali.
L’amore dell’occidente verso Mugabe finì bruscamente quando respinse il Washington Consensus e  avviò un veloce programma di riforma agraria. Il disprezzo verso di lui s’approfondì quando lanciò un programma di indigenizzazione per mettere il controllo della maggioranza delle risorse minerarie del Paese nelle mani dei cittadini neri dello Zimbabwe. La transizione di Mugabe da eroe ‘buono’ della liberazione a ‘cattivo’, da santo a demonio, coincise con il suo passaggio da “steward affidabile” dell’economia dello Zimbabwe (cioè affidabile per gli interessi degli investitori stranieri e dei coloni bianchi) a promotore degli interessi economici dei neri indigeni. Questo è un passaggio che Mandela non fece mai. Se l’avesse fatto, l’élite imperialista non avrebbe affollato il Sud Africa per i funerali del Santo Mandela, traboccando di gentili elogi.

domenica 13 ottobre 2013

Se questo è un dittatore????

inv

ROBERT MUGABE: EROE NAZIONALE O DITTATORE?

Zimbabwe :::: Carlomaria Bottacini :::: 13 ottobre, 2013 :::: Email This Post   Print This Post
ROBERT MUGABE: EROE NAZIONALE O DITTATORE?
Sono passati oltre trent’anni da quando Robert Mugabe, dopo anni di lotta contro l’apartheid e lo sfruttamento coloniale, si è instaurato per la prima volta alla guida dello Zimbabwe, fresco di indipendenza. Dal 1980 ad oggi la vita politica del Paese è dominata esclusivamente dalla sua persona, sette mandati consecutivi, l’ultimo ottenuto pochi mesi fa in seguito a contestate elezioni da parte del suo rivale e dei Paesi occidentali. Ciò che lo porta ad essere amato da alcuni lo rende inviso ad altri: è infatti malvisto da buona parte del mondo occidentale, il quale non digerisce le politiche anti-imperialiste – riforma agraria in primis – ma soprattutto il fatto di aver rivolto lo sguardo a est, verso la Cina, per aiuti economici e accordi commerciali, in particolare per quanto concerne lo sfruttamento delle miniere. Eroe nazionale o dittatore? Il dibattito è aperto.



Le origini: la lotta politica per l’indipendenza. Era il 1980 quando il regime di apartheid di Ian Smith veniva smantellato e l’ex colonia britannica della Rhodesia del Sud otteneva l’indipendenza, divenendo Zimbabwe. Uno dei grandi leader della rivolta anti-colonialista era l’allora 66enne Robert Mugabe, che divenne il primo capo di governo dello Stato africano. In un Paese in cui vigeva una segregazione razziale non diversa da quella sudafricana, Robert Mugabe venne incarcerato dal 1964 al 1974 per le sue azioni anti-governative. Una volta libero, emigrò per poi tornare in patria per combattere ancora una volta l’abolizione dell’apartheid, divenendo un vero e proprio eroe nazionale. Nonostante i numerosi anni al potere e le forti critiche che circondano la sua figura, l’affetto di una buona parte del popolo zimbabwese è ancora saldo proprio in virtù del ruolo decisivo e determinante che Mugabe ebbe per l’indipendenza nazionale, tanto da essere considerato un simbolo della lotta contro l’apartheid.

I primi anni di potere. Dopo un primo decennio di potere segnato dalla prudenza, dove nonostante l’ideologia socialista di Mugabe non ci furono né nazionalizzazioni né esperimenti socialisti in campo economico, la situazione cominciò a cambiare durante gli anni ‘90. Prima di allora Mugabe aveva lasciato inalterato l’inquadramento bianco dell’esercito, mantenendo al loro posto gli agenti bianchi dei servizi di informazione e di sicurezza. Inoltre, accettò di inserire dei ministri bianchi nel suo governo e venti seggi parlamentari vennero riservati ai bianchi.
Nonostante tutto questo, però, il tentativo di riconciliazione fallì miseramente, anche di fronte all’ostilità inglese. I britannici, infatti, finanziati dalla comunità del Sudafrica, tentarono più volte di togliere di mezzo Mugabe. Non riuscendoci con vari attentati, alimentarono le ostilità all’interno del governo, finanziando fino ai giorni nostri i suoi oppositori: Nkomo, Edgar Tekere e, più recentemente, Morgan Tsvangirai e il suo Movimento per il cambiamento democratico, uscito sconfitto dalle elezioni di luglio.

La riforma agraria. A partire dalla riforma costituzionale del 2000 cominciò la temuta, da parte dei coloni bianchi, riforma agraria. Dopo aver atteso diversi anni poiché gli accordi di Lancaster House impedivano di modificare lo status quo, il governo zimbabwese cercò la mediazione, proponendo ai latifondisti britannici di acquistare lui stesso le fattorie ad un prezzo negoziato. Di fronte al rifiuto di questi ultimi, Mugabe irrigidì poco a poco le sue posizioni e alla fine decise di mandarli via rimborsando niente altro che le infrastrutture che avevano costruito loro stessi.
All’epoca dell’indipendenza, nel 1980, più del 70% delle terre coltivabili era in mano a poche migliaia di proprietari terrieri bianchi. Per correggere questa stortura derivante dal periodo coloniale, il nuovo governo di Mugabe redistribuì le terre a favore della popolazione locale, a fronte di circa 6 mila precedenti proprietari bianchi si sostituirono circa 245 mila zimbabwesi1.
Da questo momento le relazioni fra Gran Bretagna e lo Zimbabwe non saranno più le stesse. Una sorta di guerra fredda, nella quale Mugabe sentiva di farsi promotore non solo delle rivendicazioni nazionali, ma di tutto il continente: “La nostra causa – disse – è la causa di tutta l’Africa e di ogni Africano”.
Se questa riforma abbia avuto ripercussioni favorevoli o meno sull’economia nazionale non c’è accordo fra gli studiosi: da una parte chi sostiene che essa si sarebbe rivelata come uno spinoff positivo per il settore primario, come sostenuto in un recente libro da parte di alcuni analisti2,  dall’altra chi invece sostiene che i benefici derivanti dalla redistribuzione terriera sarebbero limitati ai soli fedelissimi di Mugabe, che si sarebbero dunque sostituiti ai vecchi coloni bianchi. Inoltre, si ribatte soprattutto che i nuovi proprietari terrieri non abbiano né mezzi né capitali per potersi veramente sostituire ai vecchi, avendo come effetto diretto non un miglioramento, bensì una sensibile crisi del settore agricolo.
Quello che è certo è che la riforma agraria era necessaria. La situazione latifondistica di epoca coloniale era diventata insostenibile, bisognava riorganizzare e redistribuire le terre in modo da permettere anche alla popolazione nera di avere accesso al settore primario e al cibo. Discutibile resta però l’organizzazione di essa, tanto che la produzione sul breve periodo crollò in maniera significativa.

I rapporti con le potenze occidentali: le sanzioni economiche. In seguito alla nazionalizzazione delle terre agricole, i rapporti con l’Occidente subiranno un ulteriore inasprimento.
I rapporti tesi con il Regno Unito risalgono già all’indomani dell’indipendenza del Paese africano nel 1980, quando, in base agli accordi di Lancaster, infatti, i britannici avrebbero dovuto contribuire economicamente alla riforma agraria3e alla riprogrammazione economica di uno Stato in cui la minoranza bianca aveva in mano gran parte delle ricchezze. Tutto ciò non è mai avvenuto e, anzi, a nel 2002 il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso per delle misure restrittive nei confronti dello Zimbabwe e della sua leadership4; a breve distanza – nel 2003 – anche gli Stati Uniti adottarono un provvedimento analogo. Questi provvedimenti, se da un lato hanno l’obiettivo di indebolire il governo e la sua leadership, dall’altra hanno avuto un effetto diretto nei confronti dell’intera popolazione, già allo stremo a causa dell’insufficienza alimentare e hanno impedito al Paese di risollevare un’economia disastrata, in cui il tasso di disoccupazione raggiunge picchi elevatissimi – intorno al 70% nel 20115- e quello di occupazione è inferiore al 1980.
Solo di recente queste sanzioni sembrano allentarsi: alcune settimane fa, infatti, l’embargo UE nei confronti dei diamanti – di cui lo Zimbabwe possiede molti giacimenti – è stato rimosso6, e ciò permetterà al Paese di riprendere il commercio delle pietre preziose sul mercato più grande del mondo di questo settore, ad Anversa, Belgio.

Sguardo verso est. Viste le difficoltà con l’Occidente, Robert Mugabe ha scelto di rivolgere il proprio sguardo in cerca d’aiuto a est, alla Cina in particolare, ma anche verso le cosiddette “tigri asiatiche”, economie in forte crescita e desiderose di mercati in cui espandersi per aumentare la propria egemonia. Già nel 2005, l’attuale 89enne presidente zimbabwese riferì: “Ci siamo girati ad Est, dove sorge il sole, dando le spalle all’Ovest  dove il sole tramonta”7, un’affermazione dura che rende manifesta la sua intenzione di guardare al mercato asiatico per le future collaborazioni economiche. La Cina, Paese che non mette bocca, al contrario dei suoi omologhi europei e degli Stati Uniti, in materia di rispetto di diritti civili e politici, è diventato in pochi anni il primo partner economico dello Zimbabwe, ricco di risorse naturali.

Il settimo mandato. Nelle recenti elezioni presidenziali del 31 luglio, Robert Mugabe ha ottenuto la riconferma per il settimo mandato consecutivo alla guida dello Zimbabwe. Un risultato, però, messo in dubbio sia dal suo avversario politico, Morgan Tsvangirai, che dalle potenze occidentali, in particolare da Stati Uniti e Regno Unito che “auspicano” un’indagine indipendente per chiarire e confermare la credibilità del processo elettorale8. Numerose le critiche avanzate da parte del mondo occidentale – e in particolare dagli inglesi – circa la credibilità e la validità delle elezioni. Il presidente è stato molto chiaro circa l’ingerenza straniera negli affari interni: “Tu punisci me. Io punisco te. Abbiamo una nazione da guidare e dobbiamo essere liberi di farlo”9.
Oggi, dopo sette mandati consecutivi, Robert Mugabe prosegue nella sua politica anti-imperialista spingendo per l’indigenisation, nel tentativo di costringere le aziende straniere a cedere le loro quote ai neri africani. Questa scelta, se da un lato lo rende popolare fra la popolazione – in modo che il Paese possa riappropriarsi di ciò che in passato era stato perso a causa della colonizzazione – non è vista di buon grado dalle potenze straniere che in Zimbabwe fanno affari. Ed è perciò in quest’ottica che devono essere lette le condanne verso la leadership del Paese africano che a più riprese sono giunte da Paesi europei e dagli Stati Uniti alle quali l’eterno presidente Mugabe risponde per le rime. Nel giorno del giuramento per l’inizio del settimo mandato, Mugabe ha infatti sottolineato che non accetterà critiche da parte della Gran Bretagna e dei suoi domini Canada e Australia, nè tanto meno dagli Stati Uniti e dalla loro “storia di schiavitù”10 ,chiedendo di rispettare “la voce dell’Africa che ha parlato”.

Il futuro. Dopo aver ottenuto nuovamente la conferma alla guida del Paese, Mugabe è chiamato a far fronte a importanti questioni che riguardano il suo popolo: oltre alla già ricordata disoccupazione e alle varie storture economiche che attanagliano il Paese, vi è un’altra, ancor più grande problematica che deve essere affrontata.
Secondo recenti stime da parte dell’ONU e del WFP, infatti, oltre 2,2 milioni di zimbabwiani non avranno accesso a sufficiente cibo nel primo semestre del 201411. Una crisi alimentare dovuta sia all’instabilità climatica, ma soprattutto a scelte – economiche e politiche – che sono state prese negli ultimi decenni.

Eroe nazionale o dittatore? Trarre un giudizio finale sulla discussa figura di Robert Mugabe non è semplice. Se da una parte la sua persona si è legata indissolubilmente alla lotta per l’indipendenza dalla Gran Bretagna e soprattutto contro l’apartheid, dall’altra, una volta acquisito il potere, questo è sfociato troppe volte in abusi e violenze contro dissidenti e personaggi scomodi. Una realtà che l’Occidente non ha mancato di sottolineare e che ha condannato ripetutamente, evidenziando però a sua volta una lettura delle vicende zimbabwesi eccessivamente occidentalizzata, spingendo affinché il processo democratico portasse verso l’elezione di un candidato – in questo caso l’avversario politico di Mugabe, Morgan Tsvangirai – decisamente più ben disposto nei loro confronti.
Una buona parte degli zimbabwiani crede ancora molto nel suo eroe nazionale, in cui colui che li ha portati all’indipendenza e che si è battuto contro i soprusi di epoca coloniale. Sono ancora tanti gli africani che lo difendono a spada tratta. Secondo loro, non è tollerabile che l’Occidente si arroghi il diritto di dettare le sue condizioni imperialiste e di imporre i loro dirigenti per depredare il sottosuolo africano.  E l’Unione Africana e il Southern African Development Community (SADC), infatti, a fronte di una linea dura e intransigente da parte di Stati Uniti e Unione Europea,  portano avanti una politica più tollerante: fra i sostenitori maggiori di Mugabe troviamo il Sudafrica, importante partner economico, ma soprattutto la Cina, il cui veto al Consiglio di Sicurezza ONU ha permesso al Paese di evitare sanzioni ancora più pesanti di quelle già messe in atto nel 2003 12.



* Carlomaria Bottacini ha conseguito la laurea triennale in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee presso l’Università degli Studi di Milano ed è attualmente studente in Sciences Politiques, orientation Relations Internationales presso l’Universitè Libre de Bruxelles.



Note Bibliografiche e Riferimenti Multimediali


1  http://www.cairn.info/article.php?ID_ARTICLE=PE_083_0653#no15 , ultimo accesso ottobre 2013
2  Zimbabwe takes back its land, Joseph Hanlon, Jeanette Manjengwa e Teresa Smart, Kumarian Press, Sterling,    Virginian, 2013
3 http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2008-04-03-Tournant-au-Zimbabwe, ultimo accesso ottobre 2013
4 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2002:050:0001:0003:FR:PDF, ultimo accesso ottobre 2013
5 http://www.bloomberg.com/news/2011-04-18/zimbabwe-s-unemployment-rate-estimated-at-70-daily-news-says.html , ultimo accesso settembre 2013
6 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:252:0023:0024:IT:PDF, ultimo accesso ottobre 2013
7 http://www.worldsecuritynetwork.com/Africa/no_author/Mugabe-turns-back-on-West-and-looks-East, ultimo accesso settembre 2013
8 http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/zimbabwe/10259014/Britain-calls-for-investigation-into-Zimbabwe-vote-as-Robert-Mugabe-is-sworn-in.html , ultimo accesso settembre 2013
9 http://www.theguardian.com/world/2013/aug/25/robert-mugabe-foreign-firms-zimbabwe , ultimo accesso settembre 2013
10 http://www.liberation.fr/monde/2013/08/22/zimbabwe-mugabe-investi-pour-un-sixieme-mandat_926307 , ultimo accesso settembre 2013
11 http://www.wfp.org/countries/zimbabwe/overview , ultimo accesso settembre 2013
12 http://www.cairn.info/article.php?ID_ARTICLE=PE_083_0653#no15 , ultimo accesso ottobre 2013

mercoledì 17 luglio 2013

La natura,cura

Il medico abile è un uomo che sa divertire con successo
i suoi pazienti, mentre la Natura li sta curando.
Voltaire

lunedì 6 maggio 2013

Misteri della trasmissione - Krishnamurti




Prefazione

Questo libro non è destinato a qualsiasi interrogatorio degli insegnamenti di Krishnamurti, ma cerca di dare un'occhiata al l'impatto nel tempo e nello spazio, che possono essersi verificati in un ammiratore incondizionato, a suo tempo, questo potente nuovo modo di pensare, dal carattere.

E 'quindi il percorso di un discepolo del maestro, anche se quest'ultimo réfutât questo termine, che è l'argomento di questo libro, i termini di esplorazione può sorprendere.
           
Essa non pretende di insegnare nulla, ma semplicemente per descrivere quello che è successo dall'ascolto soggiogato un ascoltatore in discussione da sue lezioni, sotto il tendone   di Saanen e leggendo i suoi libri.

L'autore non rivendica contenere qualche verità in una zona dove la soggettività e le contraddizioni abbondano, soprattutto perché tutte queste presunte verità sono solo concetti che generalmente arricchiscono già memoria responsabile per la conoscenza.

"La parola non è la cosa", ha detto Krishnamurti, e la grande lezione che appare in questa esplorazione è che punti a ciò che è al di là di parole e parole, immergendosi direttamente nel nulla di non sapere.

Il grande scherzo cosmico pone l'uomo nella condizione paradossale in cui vi è esaurimento capire cosa può mai essere risultato molto soddisfacente perché annulla ricercatore ricercato.

E 'un salto nel buio dove arriviamo a casa, con il riconoscimento che siamo sempre stati ...


Capitolo I

Se Krishnamurti era una pietra miliare nel mondo delle esplorazioni, degli altri insegnamenti non-dualistica dell'uomo guidato la proiezione sul fatto che la personalità autonoma, con una presunta volontà, è che una convinzione illusoria che è possibile controllare direttamente e senza intermediari.

Molto spesso, questo punto chiave è incorporato nelle interpretazioni magma del pensiero, e il secolo corrente genera domande che non si sfiorano gli spiriti degli antichi abitanti del pianeta Terra.

Estendendo l'osservazione di quanto è successo nel mondo, da quello che possiamo vedere, il mammifero umano ha sempre mostrato una forma di intuizione che si sentiva che qualcosa doveva esistere come un potere superiore che ha guidato e sostenuto il gigantesco 
dispiegamento cosmico.

I nomi dati a questa intuizione variano da paese a paese e razza, gruppi di umani, soggiogati da precursori nella forma che ha messo questa intuizione, hanno creato organizzazioni chiamate religioni.

Altri, in numero minore, seguiti maestri illuminati a vari livelli di intraprendere una ricerca più specifica.
Siamo costretti a constatare che queste aziende non hanno cambiato nulla nella condizione precaria e miserabile della maggioranza dei 
abitanti della Terra.

Ciò che in realtà questo slancio verso l'ignoto, la santità, il misticismo, le credenze, se non per riempire un vuoto abissale ed esorcizzare le nostre paure più profonde, con il piccolo inconveniente di vedere risultato queste ideologie inconciliabili differenze e uccisioni senza fine, che durano nel terzo millennio.

Il concetto di "Dio" ha preso forma con molteplici interpretazioni che sono state attribuite a lui, in diversi paesi e razze, con il punto comune della necessità urgente di sviluppare e vivere nella verità, a seguire insegnamenti, le pratiche, e una varietà di comportamenti in un bellissimo gioco in cui si è chiamati ricercatore spirituale.

Questo può continuare tutta la vita, e per coloro che non rinunciano lungo la strada, la tendenza principale che permette la pseudo-personalità per mantenere il controllo senza troppe difficoltà, dal momento che l'avvento di illuminazione significa fine del suo regno. 

Se doppio canale offre una meta, il percorso diretto è costellato di intuizioni che possono rilevare i film che passano nella mente non sono altro che la confezione e la formattazione salvato senza la nostra conoscenza in quanto la prima infanzia.

Questo declino ci porta a porre la domanda: sono questi programmi realmente noi stessi che sono visti come reazioni automatiche che il progetto verso l'esterno in tutte incoscienza?

Se noi non prendiamo, troviamo che i pensieri vengono dal vuoto di tornare indietro come sono venuti, e questo è il tipo di dichiarazione che inizia a farci scettico sul fatto che potrebbe essere che la nostra identificazione il pensiero è una convinzione che non corrisponde alla realtà, fino a completo oscurato.

Questo tipo di scoperta, se sconvolge la nostra visione di noi stessi è in realtà un passo avanti, perché apre la strada alla conoscenza della nostra vera natura di sperimentazione e non per la lettura o il discorso fatto da altri, compresi quelli Krishnamurti.

Questo è dove il concetto di percorso diretto si verifica perché non vi è di più per andare conoscenza pesca ma siamo intimamente consapevoli che  lo spazio e il tempo , quella che scaturisce dalle sensazioni, emozioni, pensieri, sorgenti dal vuoto silenzioso e tranquillo.

E penetra nella forma mente-corpo di maturità che mette al posto giusto tutte le fedi, le ideologie, le opinioni non possono essere prese sul serio, dopo queste scoperte ci cominciano a risvegliarsi dal sogno.

Quando il rumore mentale permanente è visto per quello che è, una semplice visualizzazione di energia che abbiamo identificato, la buona battuta, istituito con il grande architetto è sventato, ci può portare gioia come si comincia a capire ciò che il termine significa liberazione.
Iniziando a rendersi conto che non siamo i nostri pensieri, ma è il gioco che spinge un impersonale tutti i dettagli di miliardi di forme che si incarnano nel mondo di instant nel tempo.

Quando vide che un'ondata di pensieri appaiono e scompaiono, coloro che hanno prestato sufficiente attenzione potrebbe realizzare c'era spesso una pausa tra due pensieri.

Quando il vuoto in silenzio cresce, "  il vuoto che ci appaiono nel nulla assoluto della nostra natura senza tempo. " 

Questa affermazione audace trasforma portando un po 'di semplicità ammissibile dalla mente. La vita è tutto ciò che è e ciò che può essere, essa svolge semplicemente il ruolo di un individuo che si sente autonomo e indipendente.

Infatti, la fonte della vita abita il corpo al suo design e lascia i morti.

"Questa forza vitale non è qualcosa che la nostra vera natura."

Incredibile scoperta, ci sono forza vitale, ma anche una manifestazione della forza vitale nel tempo e nello spazio.

Alcune frasi chiave che definiscono il grande mistero:
La forma è vuoto, il vuoto è forma
La coscienza si manifesta è la stessa della coscienza non manifestato

Il fisico può dire:
Indifferenziato emana energia dell'atomo e dei suoi componenti, base di tutto ciò che esiste.

In sintesi, l'energia che anima la vita è vita allo stato puro, si manifesta l'universo e che la polvere del grano è chiamato essere umano e dimenticato nella sua manifestazione.

Quando si ritirò in un corpo, diventa polvere che, alla fine, non importa, questo particolare evento non ha alcun propria esistenza inganno della vita promuove la convinzione di essere un entità autonoma, con una volontà libera separata e tutti, che drammatizza il problema della pseudo-personalità, mangiata dal suo aspetto e le sensazioni.

Una volta sventato il più grande equivoco di credere identificazione separata con una falsa identità cessa, l'unico rimasto grande divario ed è allora che abbiamo visto un onda di energia che si verifica in qualsiasi cosa.

Alla fine del corpo, troviamo l'unità prima della nascita, la pseudo identità fuse con la sua origine, non vi è nessuno a morire.
Se non che noi non riconosciamo partiamo con la convinzione  che ci sia qualcuno che muore.
In un modo o un altro, come lasciamo il mondo non è opera nostra, e non un obiettivo, soprattutto quando la presunzione di chi ha la vita caduto .

La comprensione è, qualunque cosa accada, si tratta di una questione di coscienza che è diviso in due, l'unica alternativa per l'umano sta nella integrazione di questa comprensione, dove esplode tutti i concetti nel grande silenzio della ritrovata unità.

Evidente che le nostre decisioni sono parte di un programma che ci sfugge, per la buona ragione che il percorso di ciascuno è già giocato nel grande computer centrale, in quanto crediamo fermamente che noi abbiamo il libero arbitrio e la scelta.

Questo può essere molto frustrante, ma il contrario può accadere, le cose sono quello che sono e non possono essere altrimenti, tutto avviene nel silenzio che sa tutto quello che succede nelle apparizioni teatrali.

Quali sono i segnali che possono farci capire che siamo prigionieri di determinismo come un radicale?
Alcuni termini della nostra vita attuale possono essere in grado di aiutarci a decifrare il mistero.

Durante questo viaggio della vita, possiamo vedere che ci frequentiamo tre stati ben definiti: lo stato di veglia, lo stato di sogno e di sonno profondo.
Successivamente, questi tre stati vanno e vengono, ma la coscienza impersonale sottostanti quegli stati in cui è il substrato permanente.

Chi sono allora? Questi tre stati stazionari che si succedono nel corso della vita, o l'energia impersonale di questi tre stati che sorgono?

L'intuizione più significativa che possiamo vivere la vita nel sonno profondo, questo stadio è come un viaggio nella sua fonte, la pseudo-personalità scompare. Troviamo in ogni rinascita, in qualche modo, potremmo dire: il mondo è perché c'è qualcuno a vederlo.

Quando standby viene recuperato, l'individuo prende i suoi film e scenari dove si trovavano. E 'come la storia di una vita, quando l'umano diventa grande spettacolo intermittente dell'universo in movimento per qualche frazione di secondo rispetto all'eternità.

Scoperte che ci può portare una visione oggettiva dei tre stati è che il corso nel tempo e nello spazio obbedisce a un sottile atto molto rivoluzionario per la mente contemporanea.

La fonte di vita e la sua miriade di manifestazioni, compreso l'uomo, sono unificati in energia senza tempo che anima di momento in momento, ogni situazione affrontata da persone sul pianeta, umana, animale, vegetale e mondo minerale.
Questo merita una profondità realistica.